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Addizionale sui diritti d’imbarco, gli industriali non aderiscono al tavolo tecnico. Per Genova sono in ballo fino a 5,7 milioni l’anno

Dopo il faccia a faccia a Palazzo Tursi e l’annuncio di un tavolo con gli operatori, Assarmatori, Assagenti, CLIA, Confindustria Terminal Operators e Confitarma si sfilano: «Non siamo esattori del Comune». Il gettito stimato per la collettività il 2026 sarebbe limitato a 3,5 milioni, mentre a regime si conta di arrivare a 5,7 milioni all’anno, 3 euro per ogni turista, a fronte dei disagi che gli imbarchi portano alla città

Si incrina subito il dialogo tra Palazzo Tursi e il mondo dello shipping sull’addizionale comunale ai diritti di imbarco portuale. A poche ore di distanza dall’incontro in Comune e dall’annuncio della nascita di un tavolo tecnico con il cluster marittimo, Assarmatori, Assagenti, CLIA, Confindustria Genova – Sezione Terminal Operators e Confitarma fanno sapere di non essere disponibili a partecipare al confronto così come è stato impostato.

Nel vertice di ieri la sindaca Silvia Salis, insieme al vicesindaco Alessandro Terrile, aveva riunito in Comune i rappresentanti dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, delle principali associazioni armatoriali e delle Stazioni Marittime per illustrare la filosofia della nuova misura e proporre un percorso condiviso. Da quell’incontro era emersa la decisione di istituire un tavolo tecnico Comune–operatori incaricato di definire tempi e modalità di applicazione dell’addizionale, con l’obiettivo dichiarato di coniugare esigenze di bilancio e competitività del porto. La giunta aveva anche precisato che la tassa non sarebbe scattata a inizio anno e aveva indicato una proiezione di gettito a regime di alcuni milioni di euro.

Oggi, però, arriva la frenata delle associazioni, che in una nota congiunta spiegano di non ritenere praticabile la partecipazione al tavolo tecnico “relativo all’introduzione di una addizionale comunale sui diritti di imbarco portuale” alle condizioni attuali. La disponibilità a riaprire il dialogo viene confermata, ma a una condizione: che il confronto si concentri innanzitutto “sul merito delle scelte, sulle criticità e sulle possibili alternative”, e non solo sulle modalità applicative della misura, come le sigle ritengono emerga dal comunicato diffuso da Tursi dopo il summit.

Uno dei punti più delicati riguarda il ruolo che verrebbe attribuito alle compagnie e ai terminal. Il comparto contesta l’idea che le imprese possano essere considerate “meramente come esattori per conto del Comune di Genova”, sottolineando che l’area interessata è demaniale e rientra nella giurisdizione amministrativa dell’Autorità di Sistema Portuale. In questa chiave, armatori e terminalisti temono che la misura finisca per scaricare su di loro oneri impropri, complicando il quadro regolatorio in uno scalo già esposto alla forte concorrenza internazionale.

Per questo Assarmatori, Assagenti, CLIA, Confindustria Genova–Terminal Operators e Confitarma chiedono che l’amministrazione comunale non proceda con “atti formali” sull’addizionale senza ulteriori e approfonditi confronti di merito con tutto il cluster marittimo. Il messaggio è chiaro: prima di stabilire come e quando applicare la nuova tassa, per il mondo dello shipping occorre capire se, e a quali condizioni, la misura sia davvero compatibile con la tenuta dei traffici e con il ruolo dello scalo nel sistema dei porti del Mediterraneo.


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